“Roma Metropolitane è a un passo dalla liquidazione.”

E con questa frase che ieri sono state rese pubbliche le enormi difficoltà di Roma Metropolitane (R.M.), le cui avvisaglie si avvicendavano ormai da mesi. Per chi non ne fosse a conoscenza, Roma Metropolitane è l’azienda municipalizzata che ha come ragione sociale la progettazione, a Roma, di Metro, Filobus ed altre opere infrastrutturali, nonché la loro manutenzione straordinaria e messa a bando, facendo da stazione appaltante.

Giunta al terzo anno consecutivo di passivo rischia la liquidazione, che comporterebbe una sostanziale compromissione delle opere in costruzione, tra cui la Metro C ed il corridoio filoviario laurentino, e la prevista manutenzione straordinaria di Metro A e B. Inoltre, occorre evidenziare che Roma Metropolitane viene finanziata in base ad una convenzione che lega i fondi ai singoli progetti e non dispone di entrate differenti da quelle comunali. Significa che Roma Metropolitane, se non viene finanziata dal Comune, va necessariamente in passivo. In particolare, entra in sofferenza quando vi sono contenziosi con annessi pignoramenti.

Nel Novembre 2016, quando Roma Metropolitane si presentava con un bilancio passivo per il 2015, la Raggi, in un consiglio comunale surreale, si scagliava contro un’azienda gestita proprio dalla sua stessa amministrazione e, con la parola d’ordine “basta agli sprechi”, rifiutava di destinarle i fondi necessari a recuperare il passivo. In pratica la Sindaca, invece di spiegare come avrebbe sanato le difficoltà di un’azienda pubblica così importante per l’ampliamento infrastrutturale di Roma, condannava a morte la sua propria partecipata, destinandola neanche alla liquidazione, ma direttamente al fallimento. Fu così, quindi, che il bilancio 2015 non fu approvato.

Notevoli furono i retroscena di quel consiglio comunale, con 3 versioni alternative dello stesso ODG che circolavano in aula, segno della totale improvvisazione.

Nel settembre 2017, l’assessore Colomban ha presentato il piano di riassetto delle partecipate romane. In quel piano si prevedeva una riforma di Roma Metropolitane, che avrebbe trasferito il “ramo d’azienda dedicato alla progettazione e realizzazione delle opere e delle infrastrutture per la mobilità urbana differenti dalla linea C” a Roma Servizi per la Mobilità. Viene da chiedersi come farebbe Roma Metropolitane, con un’ulteriore riduzione dei lavoratori, ad esercitare la sua funzione di controllo sull’appalto della Metro C, già oggi condotta a fatica vista la penuria di organico in cui versa e che costringe gli ingegneri a lavorare in contemporanea su più progetti. Intanto, l’assessore a tempo Massimo Colomban si è dimesso, Alessandro Gennaro lo ha sostituito, e per dire della stessa sindaca non sappiamo se questo piano sarà operativo tra “uno, due o tre anni”. Ed è così che anche il bilancio 2016 non è stato approvato.

Ora, nel 2018, il terzo bilancio consecutivo rischia di chiudersi in passivo e non essere approvato, un fatto che vieterebbe al Comune di effettuare aumenti di capitale, condannando l’azienda al fallimento. La giunta Raggi, finalmente, ha intenzione di ricapitalizzare la partecipata con 19 milioni (non ci poteva pensare nel 2016? nel 2017?) ma solo dopo la stipula di una convenzione che però, a quanto risulta dalle indiscrezioni di stampa, in un articolo (art. 12 comma 1 Modalità di Pagamento) prevede che i corrispettivi vengano “liquidati, alla presentazione di regolare fattura, a titolo di compenso per tutte le attività dell’azienda in qualità di prestatrice del servizio richiesto” da comprovare “con la documentazione attestante l’avvenuta esecuzione delle attività”. Come potrebbe Roma Metropolitane anticipare quelle risorse per poi farsi pagare dal Comune se la sua unica fonte di liquidità è il Comune stesso? In pratica, rimarrebbe insanata l’incertezza dei finanziamenti di Roma Metropolitane.

Inoltre, rimane il nodo dei debiti pregressi, che la giunta ha rifiutato di riconoscere nel 2016 e nel 2017, e che mostra la difficoltà di Roma Metropolitane di sostenersi economicamente in caso di pignoramenti. Infatti, le aziende che hanno ottenuto appalti da R.M., sfruttano la debolezza della stazione appaltante per imporre le proprie volontà sul comune. 

È chiaro che la cattiva gestione che sta coinvolgendo Roma Metropolitane, e più di tutto i suoi lavoratori che ogni giorno combattono per dotare Roma di un’infrastruttura degna della Capitale, è una seria ipoteca sul futuro del Trasporto Pubblico Locale. Infatti, abbiamo identificato più volte il problema del TPL nella scarsa dotazione infrastrutturale di Roma, che produce delle diseconomie di scala che minano la sostenibilità del servizio. Se l’azienda che più di tutte si occupa di risolvere la questione infrastrutturale non viene messa nelle condizioni di operare nella massima efficienza, qualsiasi speranza di risanamento del servizio viene meno.

In questo senso, destinare a Roma Metropolitane le risorse in maniera certa è l’unica strategia possibile per dare piena funzionalità a questa municipalizzata, magari offrendo anche fondi che permettano una capacità propositiva all’azienda, oggi completamente limitata alle commissioni comunali.

Rendere pienamente operativa Roma Metropolitane è l’unica strategia possibile per salvare Roma.